Sentenza carsu

La buona politica e gli interessi di pochi

Questo è il mio comunicato stampa uscito in relazione alla sentenza emessa alcuni giorni fa sulla controversia della discarica di Acqui.Sulla discarica di Acqui, finalmente la parola definitiva: la buona politica vince sull’interesse di pochi

Torino, 26/11/2015 – Una lunga controversia ha preoccupato per anni numerosi comuni
dell’acquese per la vicenda della discarica e del bio-digestore, mai costruiti, di Gavonata
di Cassine a di Acqui. Il CARSU (il vecchio consorzio per lo smaltimento dei rifiuti, ora in
liquidazione), di cui il Comune di Acqui deteneva il 47% delle azioni, fu citato in giudizio
come responsabile della mancata costruzione e, inizialmente condannato a pagare 4,8
milioni di euro.

L’azione legale fu intrapresa perché i Comuni decisero, tramite una votazione, di revocare
il contratto alla società RT Ferrero, sulla base di motivazioni politico-amministrative che
hanno ritenuto inadeguati gli impianti previsti nel progetto destinati allo smaltimento del
rifiuti.
Dopo un passaggio in Cassazione nel 2013, il faldone è arrivato nelle mani della Corte d’
Appello di Torino, che giovedì 19 novembre ha definitivamente dichiarato il Consorzio
non responsabile dello stop avvenuto ad inizio lavori. <<Finalmente, dopo 19 anni di
attesa, il Comune di Acqui e gli altri 27 comuni del consorzio hanno avuto buone notizie
per quanto riguarda il risarcimento; – interviene Ottria, Consigliere regionale PD – posso
dirmi assolutamente soddisfatto del risultato raggiunto con questa sentenza che ha
riportato equità nella vicenda>>.

<<Grazie alle scelte operate negli anni da parte delle amministrazioni coinvolte, che non
hanno ceduto a tentativi transattivi maldestri o a patteggiamenti, e dall’ottimo lavoro del
liquidatore Avv. Cuffini – continua Ottria – si è finalmente fatta giustizia rispetto alle
buone ragioni rappresentate dalle amministrazioni pubbliche.>>

La motivazione della Corte chiarisce che il Consorzio non ha avuto alcuna responsabilità
nel mancato ingresso dei mezzi nell’area di Bosco delle Sorti, sito individuato per l’opera,
poiché furono i cittadini a presidiare il perimetro negando ogni tipo di tentativo di
conciliazione.

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