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I piccoli comuni sempre nel mirino

Le ultime notizie reperibili sui giornali ed in televisione parlano di ulteriori tagli agli Enti Locali da parte dello Stato.Nella mia nuova veste di consigliere regionale ho avuto più volte modo di occuparmi di Comuni, ambito che mi è molto caro visto che negli ultimi dieci anni ho fatto il Sindaco di Rivalta Bormida. Per questo motivo negli ultimi mesi ho tentato di mettere questa mia esperienza al servizio dei rapporti, spesso complicati, tra la Regione e i Sindaci. A partire dall’alluvione dell’ottobre scorso, passando per la rete ospedaliera e, ora, a proposito del piano di riordino di Poste Italiane, ho lavorato affinché gli interventi che ricadranno sui Comuni siano razionali e utili ai suoi abitanti. In verità, analizzando al meglio la questione, appare evidente che la vera difficoltà di relazione,  è tra i territori più piccoli e lo Stato centrale, in particolar modo con il Governo; a questo proposito considererò i tre punti più controversi di questi rapporto.

Gli ultimi tagli effettuati dal Governo toglieranno ancora ai piccoli Comuni altre risorse che non potranno essere investite e che, anzi, in molti casi porteranno o ad un aumento delle imposte comunali che il cittadino dovrà pagare, o ad un’offerta di servizi sempre più scarna. Con l’ultima Legge di Stabilità, il Comune di Rivalta B.da, ad esempio, ha visto passare il Fondo di Solidarietà dai 90.000€ dello scorso anno agli attuali 30.000€ con una decurtazione percentuale del 60%. Sto parlando di risorse che sono utilizzate interamente per il funzionamento di tutti i servizi che il Comune eroga ai cittadini (scuole, asili nido, case di riposo, manutenzione delle strade, etc.).

Il secondo tassello è quello relativo ai vincoli del Patto di Stabilitá che non consente ai Comuni di spendere i soldi che hanno effettivamente in cassa; il provvedimento, nato per tenere a bada la spesa della pubblica amministrazione oggi è un ostacolo insormontabile per i piccoli Comuni virtuosi che non possono utilizzare i fondi che avanzano annualmente. È una situazione che interessa moltissimi Sindaci anche della nostra Provincia e che raggiunge spesso vette paradossali: era sui giornali di qualche giorno fa il caso del primo cittadino di Valmacca (nel Monferrato) che, nonostante un avanzo di amministrazione di 622 mila euro si trova a non poterne spendere neppure uno.

L’ultimo punto che voglio toccare è quello riguardante l’idea stessa che il Comune rappresenta. Se il paese è una meta abitativa per molti italiani (circa il 50%) alla ricerca di un ritmo di vita meno caotico, è altrettanto vero che la sua popolazione ha un’età media più alta di quella delle città; tutto questo richiederebbe una quantità e qualità di servizi adatti alla situazione. Ciò però non accade. Anzi, servizi fondamentali come ad esempio gli uffici postali rischiano di essere chiusi o fortemente ridotti nei giorni di apertura per fare posto a servizi telematici e sostitutivi che poco faranno risparmiare dal punto di vista economico ma tanti problemi porteranno dal punto di vista anche delle relazioni sociali. Perché i piccoli Comuni sono spesso esclusivamente considerati come costi da tagliare, contenere o restringere, mai come risorsa? Ritengo invece che debbano essere visti come risorsa utile a favorire un’inclusione sociale difficile in contesti più ampi e per soddisfare i bisogni dei cittadini in maniera più puntuale e capillare.

Ritengo perciò prioritario sanare le storture che ho cercato di raccontare: il Governo deve garantire innanzi tutto adeguati trasferimenti statali anche in relazione alle imposte locali che i cittadini pagano e che vengono però trattenute a livello centrale; inoltre è necessario sbloccare al più presto il patto di stabilità, liberando risorse indispensabili da subito.

 

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