Poste: il cambiamento non lo paghino i cittadini

Poste: il cambiamento non lo paghino i cittadini

La pubblicità con cui Poste Italiane in questi giorni ha invaso la TV, i siti internet ed i giornali recita il cambiamento siamo noi. Ma il cambiamento di Poste Italiane non lo devono pagare i cittadini e non deve avvenire sulla pelle dei territori più marginali e quindi già in difficoltà.
È questo – in estrema sintesi – il mio intervento in aula al fine di sollecitare la Giunta Regionale per sapere a che punto fosse il nuovo e più equilibrato piano di razionalizzazione degli uffici postali di Poste Italiane.

Il 3 marzo il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un mio ODG in cui chiedevo alla Giunta di avviare un confronto con i vertici di Poste Italiane al fine di rivedere il loro piano di razionalizzazione e renderlo più equilibrato e rispondente alle esigenze dei territori più interessati dai tagli. Nei giorni successivi l’Assessore Reschigna, in occasione di una riunione del gruppo “gli Amici della Montagna” ha chiesto ed ottenuto dalle Poste una sospensiva del piano di riorganizzazione. Oggi, però, nei fatti ciò non sta avvenendo ed i Comuni si vedono applicato il piano di Poste Italiane sui loro territori senza poter fare nulla in merito; non ricevono risposte alle loro proposte dai vertici della Società, e sono costretti ad intaccare le esigue risorse del proprio bilancio per porre rimedio alle problematiche che tutto ciò crea; si pensi ad esempio all’organizzazione di navette bus per portare gli abitanti di alcuni Comuni e frazioni all’ufficio postale più vicino. Inoltre, pongo l’attenzione sul fatto che una delle promesse con cui si giustificava la soppressione degli uffici postali era il potenziamento del servizio dei postini, investiti del compito di portare molti servizi direttamente nelle nostre case: oggi però, per molte zone del sud del Piemonte, la novità è che la posta sarà consegnata a giorni alterni, due o tre giorni la settimana.

 

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