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Sul Piano Amianto, intervento in Aula del 1 marzo 2016

Il mio intervento in Aula durante il Consiglio Regionale del 1 Marzo 2016 in merito al Piano Regionale Amianto.

In esame la proposta di deliberazione n. 99, inerente a “Piano di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto (Piano regionale amianto) per gli anni 2016-2020” e l’ordine del giorno n. 650 che mi vede primo firmatario.

“Nel mio intervento anticipo anche l’illustrazione dell’ordine del giorno n. 650, collegato alla discussione sul Piano regionale dell’amianto.

Credo che la discussione di oggi sia stata molto utile e proficua.

Molti interventi che mi hanno preceduto hanno inquadrato bene questa problematica sotto tutti gli aspetti: l’inquadramento regionale della superficie interessata dalla presenza di amianto e, da parte del collega Ravetti, aspetti legati alla salute.

La presenza dell’amianto sul nostro territorio è una ferita molta grave; una ferita che è partita negli anni del boom economico dalla città di Casale, dalla nostra provincia e dalla provincia di Alessandria, per poi svilupparsi in tutto il Paese, in anni in cui questo materiale – lo ricordo – veniva considerato un materiale di eccellenza, per le sue proprietà intrinseche, da utilizzare nelle lavorazioni di edilizia.

Il famoso polverino, di cui spesso si parla come uno degli elementi che ancora oggi sono da bonificare, era stato ampiamente usato, anzi, addirittura era un materiale di risulta e di scarto che veniva regalato ai cittadini che lo usavano soprattutto per le sue proprietà di isolamento. Questo aspetto dovrebbe indurre anche ad una riflessione in merito a quanta consapevolezza si aveva allora (ma anche oggi) rispetto ai materiali che si usavano. Sarebbe opportuna anche una riflessione in merito alle proprietà di questi materiali che vengono usati, perché troppo spesso scopriamo dopo decenni quanti danni hanno cagionato alla salute. Ma non intendo divagare dall’argomento.

Alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno ribadito che sarebbe non dico inutile, ma certamente poco utile, approvare questo strumento in mancanza di risorse o di atti conseguenti. Io credo che non sia vero: a mio avviso, questo strumento normativo è assolutamente necessario. E’ dal 2010 che il piano necessità di essere aggiornato e l’approvazione di questo strumento sarà sicuramente utile, intanto perché si pone degli obiettivi precisi, come quello di rimuovere i manufatti entro il 2025, quindi punta ad un risultato che è all’orizzonte e che dovrà essere, per forza di cose, raggiunto. E’ altrettanto vero che il piano, da solo, non è sufficiente per ottenere un risultato: ci sono delle problematiche che devono essere affrontate e superate. Tra queste – è già stato ricordato ampiamente – vi è il completamento della mappatura, così come previsto dal decreto ministeriale 101/2003, che prevede la mappatura e l’individuazione delle risorse necessarie per gli interventi di bonifica.

Vi è poi la questione dei costi di smaltimento, già citata da alcuni colleghi. Negli anni scorsi avevo dato corso ad una mappatura nel mio Comune e molti cittadini vi avevano aderito, però chiedevano di poter utilizzare le risorse pubbliche per smaltire le superficie da bonificare. Purtroppo le risorse disponibili sono assolutamente scarse rispetto ad una superficie così estesa.

A tal riguardo, credo che sia assolutamente necessario disporre di più discariche in cui riversare tali materiali. E’ già stato detto che attualmente in Piemonte esistono solo tre discariche: una è quella di Casale, destinata unicamente al territorio dei 48 Comuni del Casalese e le altre non sono sufficienti. È stato ricordato che, su una potenzialità di 565.000 metri cubi, ne occorrerebbero due milioni.

L’ultima questione – la più importante, è anche oggetto del mio ordine del giorno – è relativa al reperimento delle risorse.

Le risorse previste in questi anni sono risultate insufficienti. Diventa quanto mai impellente, anche alla luce del decreto ministeriale 101/2003, richiamare il Governo centrale affinché stanzi delle risorse per ulteriori interventi e per poter procedere allo smaltimento e alla bonifica dei manufatti.

Qualcosa è già stato fatto: ricordo che nel 2015 sono stati stanziati dal Governo dei fondi – se non erro, si parla di cinque milioni di euro – per dei progetti che prevedono la bonifica e lo smaltimento. Credo, però, che non siano sufficienti rispetto all’obiettivo del decreto 101/2003. Occorre che siano assegnate risorse alle Regioni: nel mio ordine del giorno chiedo infatti che la Giunta si faccia promotrice presso il nostro Governo di reperire delle risorse.

Credo, inoltre, pur con le difficoltà di bilancio, che sia necessario finanziare la legge regionale 30/2008. Dobbiamo assolutamente fare uno sforzo economico e finanziario per poter gradualmente destinare più risorse possibili per lo smaltimento.

Lo scorso anno – è già stato ricordato – c’è stato un bando per i Comuni finalizzato agli interventi di smaltimento. È stato fatto molto per quanto riguarda l’edilizia scolastica, ma credo che ci siano ancora molti edifici pubblici, tra cui anche ospedali e altre scuole, che ancora necessitano di bonifica. Penso che ci siano ancora molti edifici dismessi, in particolare ex edifici industriali, agricoli e artigianali, che giacciono abbandonati, e rappresentano una fonte di pericolo. Credo, quindi, che vada anche sviluppata una certa cultura nei cittadini per aumentare la loro sensibilità rispetto a questo problema, perché spesso si assiste a comportamenti non corretti.

Mi auguro che il piano regionale serva anche ad aumentare questa sensibilità. Ma accanto a questo ci vogliono assolutamente le risorse adeguate.”

Testo Integrale dell’ordine del giorno approvato

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