consumo del suolo

Limitare il consumo del suolo

Oggi a Palazzo Lascaris era convocato un Consiglio Regionale straordinario con all’ordine del giorno la Disciplina del Consumo del suolo e tutela dei Comuni piemontesi.

Il tema mi sta, com’è noto, molto a cuore perciò, dopo una serie di interessanti interventi dei miei colleghi, ho cercato di spiegare in aula il mio pensiero a proposito. Per la prima volta, infatti, in Consiglio si è affrontata, alla presenza di molti Sindaci e amministratori preoccupati, una tematica da sempre molto complessa e di difficile gestione sul territorio. Bisogna, innanzitutto, partire da un presupposto fondamentale, il principio secondo cui sia necessario limitare il più possibile il consumo del suolo. Tale fondamento del mio pensiero deve essere però combinato con altri fattori, a partire dalla pianificazione territoriale ed urbanistica, proseguendo con il concetto di sviluppo sostenibile ed con il raggiungimento progressivo degli obiettivi imposti dalla Comunità Europea al 2050. Fondamentali in questo senso saranno la coerenza e la consequenzialità con cui andremo ad agire, tenendo sempre bene presente come il suolo non sia una risorsa rinnovabile all’infinito e che già oggi, le nostre attività in questo ambito, hanno fatto in modo che il suo consumo negli anni sia aumentato progressivamente.

Per inquadrare meglio la situazione basta leggere alcuni dati: dal 1950 al 2013, il consumo del suolo nella Regione Piemonte è salito ad un ritmo impressionante, arrivando ad occupare il 7% dell’intera superficie regionale. Di questa, la maggior parte è di fatto non più utilizzabile, occupata cioè in maniera irreversibile. Troppo spesso gli amministratori locali si sono trovati a subire pressioni per individuare  nuovi terreni da rendere edificabili, in modo da rendere possibili speculazioni, oppure nella necessità di concedere la possibilita di edificare nuovi insediamenti al fine di fare cassa attraverso gli oneri urbanistici che, sempre di più negli anni, giocano un ruolo fondamentale per la gestione dei bilanci pubblici.

Per esperienza diretta, a partire dagli anni ’70, ho assistito nel mio Comune di origine – di cui sono stato anche Sindaco – ad una totale assenza di pianificazione urbanistica, o comunque ad una gestione poco attenta del suolo pubblico. Il risultato di tutto questo ha portato alla costruzione convulsa di palazzi e condomini fuori dal centro storico, lasciando vuoti ed inutilizzati migliaia di vani nel centro abitato.

Che fare, dunque? Il punto di partenza con cui dobbiamo fare i conti è il Disegno di Legge 2039, approvato in Commissione alla Camera, sul tema del contenimento del consumo del suolo e del riuso del suolo edificato; come si puo’ intuire il testo potrà essere modificato dal lavoro emendativo dei senatori e dei deputati anche se in che modo e con quale profondità ancora non lo possiamo sapere.

Per quanto ci riguarda, il nostro dovere come Regione è quello di cominciare una discussione che prenda l’avvio proprio dalla Proposta di Legge che verrà presentata dal Gruppo di Forza Italia; in questo senso, auspico un lavoro attento e concertato soprattutto coi territori, con particolare attenzione sulle norme transitorie. È su questo che si gioca il passaggio non solo concettuale, ad una visione nuova del nostro rapporto con il terreno che ci ospita; senza voler imporre nulla a nessuno, ma cercando di trovare un bilanciamento equo tra i vari interessi in campo, capace di contemperare esigenze di libertà e limiti imposti.

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