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Piano Rifiuti: il mio intervento in aula

Piano Rifiuti: il mio intervento in aula

“Grazie, Presidente.

Come hanno ribadito molti colleghi, la discussione in Commissione di questo Piano rifiuti è stata lunga, si è trattato di un lavoro molto attento e molto accurato. Alla fine, nonostante i numerosi emendamenti presentati (più di 500, lo ha ricordava poc’anzi il Presidente Bertola), attraverso il contributo del gruppo di lavoro del tavolo tecnico, credo che si sia giunti ad un buono risultato, che ha visto anche la presentazione dell’ordine del giorno n. 656, sottoscritto da tutti i Gruppi consiliari, che rappresenta una buona sintesi da cui partire, tenendo conto, ovviamente, anche delle differenze di approccio.

Alcuni colleghi hanno già ricordato quanto sia differenziata la situazione della raccolta dei rifiuti a livello piemontese: accanto a situazioni di eccellenza, com’è stato ricordato, ne emergono altre in cui permane anche una forte resistenza culturale rispetto ad una vera raccolta differenziata e, quindi, all’ottenimento degli obiettivi previsti dalla normativa. La normativa nazionale – decreto legislativo n. 152 – è ancora molto legata alla cosiddetta “economia lineare”, ossia produzione, consumo e smaltimento.

All’inizio del lavoro di Commissione avevo presentato un atto di indirizzo (ordine del giorno n. 527) che prevedeva la transizione verso un’economia circolare, promuovendo politiche maggiormente improntate sul riciclo e sul riuso dei materiali. Avevo presentato questo documento sulla base sia della normativa nazionale che di quella regionale, ma anche in considerazione del fatto che già le direttive a livello di Unione Europea avevano introdotto il concetto di “economia circolare”, prevedendo una nuova gerarchia di gestione dei rifiuti, attraverso la prevenzione della produzione dei rifiuti a monte, la preparazione dei rifiuti per il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti per ottenere nuovi prodotti da poter riutilizzare. Tutto ciò assumendo il principio dell’economia circolare, che promuove una gestione sostenibile dei rifiuti, attraverso la quale gli stessi rientrano, una volta recuperati, nel ciclo produttivo, consentendo il risparmio di nuove risorse.

Il perseguimento di questi scopi, secondo la Commissione europea, creerebbe 580.000 nuovi posti di lavoro (ovviamente è un obiettivo auspicabile). I nuovi obiettivi della UE prevedono, oltre la riduzione dei rifiuti marini e alimentari, il riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili.

La legislazione prevede, dunque, un nuovo modo di approcciarsi alla gestione dei rifiuti.

Non va dimenticato che in Piemonte esistono già pratiche virtuose rispetto alla produzione, smaltimento e riciclo dei rifiuti urbani, messe in atto da alcuni consorzi della Regione, che hanno portato a raggiungere percentuali di raccolta differenziata del 71,99% – è già stato ricordato – nell’anno 2013 a fronte di una produzione di rifiuti urbani di 374 kg pro capite nello stesso anno.

Come dicevo, l’obiettivo generale è quello di tendere al “rifiuto zero”, più volte richiamato.

In questo senso, grazie al lavoro che è stato fatto e anche attraverso gli emendamenti che la Giunta ha presentato in questi mesi di discussione, si è raggiunto, in qualche modo, un risultato accettabile, fornendo, peraltro, anche una risposta al mio ordine del giorno n. 527, che probabilmente ritirerò, dal momento che risulterà superato.

In particolare, in merito al riciclaggio e al riuso dei rifiuti, il Piano fissa al 55% l’obiettivo del riciclo dei rifiuti urbani entro il 2020, prevedendo, quale misura per incrementare il riciclo degli imballaggi, l’introduzione di un sistema cauzionatorio su alcune categorie di imballaggi, a partire da quelli in vetro, per la somministrazione di alimenti e bevande. Mi pare che per il vetro si stabilisca un obiettivo del 90% circa, anziché l’attuale 60% previsto anche dalla norma nazionale.

Individua, inoltre, rispetto al riuso dei materiali, dei centri di raccolta come strutture funzionali necessarie ad assicurare il riciclo dei rifiuti (insieme alla riorganizzazione degli stessi con modalità di raccolta a domicilio) e il raggiungimento del relativo obiettivo, stimando il numero dei centri da realizzare e quantificando anche gli investimenti che sono necessari per poterli realizzare.

Prevede, inoltre, l’avvio a recupero energetico delle sole frazioni del rifiuto per le quali non è più possibile il riciclaggio, dichiarando, a tal fine, sufficiente l’impiantistica esistente e negando la possibilità di nuovi impianti di incenerimento.

Favorisce azioni di scambio, commercializzazione e cessione gratuita di beni, al fine di riutilizzarli anche tramite la promozione dei centri per il riuso.

Inoltre, nella definizione degli obiettivi delle future revisioni, introduce percentuali di raccolta differenziata ad almeno il 70% sul territorio piemontese (nell’ordine del giorno avevo indicato, come obiettivo, il raggiungimento del 70% della raccolta differenziata nel 2022) e adesso potrà corrispondere un tasso di riciclaggio almeno del 60%.

Infine, in merito all’ultima richiesta del mio ordine del giorno, che era quella di sollecitare il Parlamento ed il Governo affinché siano attuati specifici interventi normativi mirati a rafforzare le politiche a favore dell’economia circolare, vi è un impegno della Regione affinché siano recepite ed attuate le politiche a favore dell’economia circolare.

Tra questi impegni vi è la revisione della legislazione in materia di rifiuti, imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, con la previsione di nuovi obiettivi da raggiungere al 2030, tra cui, in particolare, il riciclo di almeno 65% dei rifiuti urbani e del 75% degli imballaggi ed il divieto di collocare in discarica rifiuti della raccolta differenziata e la riduzione dello smaltimento in discarica ad un massimo del 10% di tutti i rifiuti.

Infine, con l’ordine del giorno n. 656, sottoscritto da tutti i Gruppi, si chiede un impegno alla Giunta regionale a rivedere a breve le due leggi di riferimento, anche questo è già stato ricordato dai miei colleghi, la legge 7 del 2012 e la n. 24 del 2002, per far dotare il Piemonte di un sistema di governo che sia adeguato, sia per l’impiantistica, sia per la raccolta, intervenendo altresì in merito ai meccanismi contributivi e sanzionatori con la finalità di ridurre in modo sostanziale il conferimento in discariche. Si chiede anche l’attuazione della tariffa puntuale, che serve per stabilire il principio di “chi meno inquina meno paga”.

Inoltre, impegna a rendere effettivo il vincolo del gettito derivante dall’ecotassa e quello dei contributi per i rifiuti urbani indifferenziati provenienti da altre Regioni e conferiti presso gli impianti piemontesi, destinandoli al finanziamento delle azioni previste dal piano, per poter raggiungere gli obiettivi che ho appena richiamati.

Grazie.”

Walter Ottria

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