Una diversa strada: di sinistra, radicale, giusta e inclusiva.

Il voto di questo fine settimana ci consegna un quadro politico devastante per tutto il campo del centro-sinistra. Non occorrono analisi approfondite per capire che i ballottaggi sono un’ulteriore tappa negativa di un percorso iniziato nel 2015, dopo l’illusorio 40% delle europee dell’anno precedente.

È altrettanto evidente che questa sequenza negativa abbia un preciso e principale responsabile in Renzi, sia per le politiche che ha perseguito sia per il modo con cui l’ha fatto. Per brevità e scarsa originalità, sintetizzo il concetto in “Renzi e il renzismo”.
Non c’è bisogno di scomodare giornalisti dalla lingua tagliente per evidenziare la sequenza di batoste elettorali prese dalla magnifica macchina da guerra renziana; né per confutare quell’incredibile leggenda, alimentata anche da molta stampa, secondo la quale, solo applicando politiche liberiste e abbandonando perciò i propri principi storici, le forze riformiste di questo paese potessero raggiungere brillanti risultati elettorali, intercettando consensi tra i mitologici moderati (anche) di destra.La dura realtà ci restituisce un quadro di facile interpretazione: un elettore di destra preferirà sempre quella autentica, nonostante gli sforzi di parte del centro-sinistra per accreditarsi verso di lui.

Ed è di fronte alla crisi di proposta politica del PD-R che alcuni hanno progettato nei mesi scorsi la creazione di luoghi alternativi in cui convogliare le loro energie e a cui dedicare il proprio tempo. E lo abbiamo fatto, lo ammetto, con ritardo. E consapevoli delle difficoltà che la costruzione di un progetto nuovo comporta; la sintesi di idee diverse è sempre complicata, ricomporre percorsi interrotti negli anni lo è anche di più.
Queste difficoltà, congiunte all’affezione per un partito – quello democratico – che abbiamo contribuito a costruire e a cui abbiamo voluto bene, hanno concorso a rallentare la nostra decisione; resa nei fatti non più rimandabile dopo il 4 dicembre.

Walter Ottria, capogruppo Art.1-Mdp in regione Piemonte

Alle recenti amministrative abbiamo dovuto presentarci ai nostri elettori quasi dappertutto attraverso un’alleanza con il Pd, costruendo in fretta liste di sinistra – talvolta anche qualitativamente molto buone – in appoggio a candidati democratici.

Ebbene, seppur con rare eccezioni, questa esperienza è andata molto male; credo che ci siamo ostacolati l’un con l’altro. La deriva renziana non ha giovato alla nostra crescita e abbiamo fallito l’obiettivo di proporre ricette alternative a quelle del Partito Di Renzi. Potevamo non presentarci agli elettori forse, o costruire candidature autonome. Ma non ce n’è stato il tempo e a me non piace ragionare con i se e con i ma. Rimane però sul tavolo la differenza di prospettive tra noi e l’attuale PD.

Al netto delle meravigliose persone che si sono candidate nelle nostre liste – compagne e compagni che ringrazio davvero tanto, consapevole che ciò non basti a colmare la loro delusione per la generosità e l’impegno che ci hanno messo nel cercare consensi in una così difficile situazione – il nostro errore è stato sottovalutare il grado di penetrazione tra i cittadini italiani dell’odio verso un’intera classe dirigente. L’esistenza di forti gruppi di potere interni, atteggiamenti superficiali e autoreferenzialità, vecchi riti che non parlano più a nessuno, mancanza di percorsi autenticamente condivisi e democratici, selezione verso il basso della classe dirigente, sono solo alcune delle percezioni che, uscite dai Palazzi e dalle nostre sedi sempre più vuote, arrivano senza mediazione alla singola persona a cui stiamo, serenamente, antipatici. Lo dico da molto tempo, lo ha sostenuto recentemente un Senatore della Repubblica, lo ribadisco: ci odiano in tanti!Se poi spostiamo lo sguardo verso le tematiche su cui un partito e la sua classe dirigente dovrebbero essere valutati, le cose non migliorano di certo. Il centro sinistra a trazione Pd ha fallito riforme importanti sui temi più cari ai cittadini: il lavoro, la giustizia sociale, la sanità e l’ambiente. Su tutti questi temi, sia a livello nazionale che locale, chi si è permesso, e chi si permette ancora, di proporre alternative al pensiero unico renziano viene bollato, nella migliore delle ipotesi, quale “amico dei 5 stelle”.

L’obiettivo che mi ha spinto ad esplicitare il mio pensiero è da un lato la critica per quello che è stato, dall’altro un monito per quel che sarà. Chi ha scelto di allontanarsi dal PDR lo ha fatto a causa dell’insofferenza verso gli atteggiamenti e per la netta contrarietà verso le politiche nazionali e locali di quel partito; per questi motivi è complicato pensare di poter ancora condividere uno schema di alleanze o collaborazioni con quel soggetto politico che si ostina a riproporre ai cittadini politiche da terza via. Ritengo che quel tempo sia passato.

Ma fuori, la sfida è più difficile e ciò che dobbiamo perseguire è la costruzione di un luogo accogliente e non di fredda sommatoria dei soggetti esistenti. Una scelta, quest’ultima, che non ha alcuna possibilità di vittoria e che, poggiando su soggetti con orizzonti simili ma che tendono a caratterizzarsi nelle sfumature, complessa ed energivora.

Abbiamo bisogno invece di qualcosa di più profondo, che sappia penetrare nei settori della società in cui siamo minoranza culturale e là dove metà dei cittadini si dichiarano schifati dalla politica. La nostra prima sfida è quella di contribuire a ribaltare il trend dell’astensionismo. Una società in cui la maggior parte dei cittadini non vota è una società che esclude; una società che esclude non è una comunità; e il nostro Paese ha bisogno di ridiventarlo.
Occorrono poi grandi proposte collettive, grandi battaglie culturali radicali sui temi cruciali che fanno parte del nostro DNA e che i cittadini hanno atteso inutilmente da noi negli ultimi anni. Lavoriamo su proposte concrete, di governo e non di testimonianza: investimenti sul lavoro, giustizia sociale, difesa dell’ambiente. Proponiamole ai nostri possibili compagni di viaggio senza preclusioni di sorta: con le persone che militano in SI, in Possibile, con i cittadini che riconoscono a Pisapia un ruolo di leadership e con chi, anche all’interno del Pd, ha un’idea di società diversa da quella di Renzi. Chi ci sta ci sta! Evitiamo come la peste ogni presunzione di superiorità verso chiunque e non rispolveriamo vecchie nostalgiche di esperienze passate che hanno fatto il loro tempo.

Walter Ottria
capogruppo Art.1 – Mdp in Regione Piemonte

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