medici precari 118

BATZELLA (MLI) E OTTRIA (LEU): CONSIGLIO APPROVA MOZIONE STABILIZZAZIONE MEDICI PRECARI 118: UN GRANDE PASSO IN AVANTI DOPO TANTE BATTAGLIE

“Questa è una grande vittoria per tutti i medici precari del 118 piemontese. Finalmente, dopo anni di attesa, possono sperare di vedere riconosciuto il loro lavoro e aspirare a un contratto a tempo indeterminato”. Lo afferma Stefania Batzella, consigliera regionale di Movimento Libero Indipendente, prima firmataria della mozione sulla stabilizzazione dei medici precari convenzionati del servizio emergenza sanitaria territoriale 118 Piemonte che è stata discussa oggi in Aula e approvata all’unanimità. Il testo, sottoscritto da numerosi consiglieri di maggioranza e opposizione, era stato presentato il 22 marzo scorso, ma fino a oggi non era ancora stato discusso. “E’ una battaglia – aggiunge Batzella – che condivido e porto avanti da tempo. Riconosco l’eccellenza del servizio territoriale di emergenza urgenza, il sacrificio e la professionalità dei medici che ogni giorno si dedicano ai cittadini con passione e impegno”.

“È una vicenda che seguo da molto tempo – commenta il consigliere regionale di Liberi e Uguali Walter Ottria, firmatario della mozione – ho avuto numerosi incontri con i medici interessati da questa vicenda e con l’Assessorato. Quello del medico in servizio nelle ambulanze è un mestiere estremamente delicato, di alta professionalizzazione e che ha un impatto decisivo sulla salute dei cittadini piemontesi: per questi motivi mi sono battuto affinché i medici precari potessero essere messi nella migliore condizione lavorativa possibile, salvaguardando la certezza e la continuità nel tempo dei loro contratti”.
Con la mozione si chiede la regolarizzazione dei lavoratori precari attraverso due strade: o con un provvedimento, come quello della Toscana, che ha recepito l’accordo tra Regione e organizzazioni sindacali, o con la possibilità di poter frequentare in sovrannumero il corso di Medicina Generale, così da ottenere il titolo per aspirare all’incarico a tempo indeterminato.

In Aula, l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, ha spiegato che entrambe le strade sono complesse dal punto di vista giuridico e amministrativo, ma che è intenzione della Regione trovare una soluzione, cominciando da un accordo con i sindacati di categoria e trovando poi il percorso normativo più idoneo per raggiungere l’obiettivo. Saitta ha aggiunto che l’approvazione di una legge regionale, come quella della Regione Toscana, sarebbe lo strumento più legittimo.

Attualmente sono un’ottantina i medici precari, alcuni dei quali lavorano in queste condizioni da quasi 10 anni, con contratti che vengono rinnovati di anno in anno. “Il servizio del 118 soffre della cronica mancanza di personale dedicato – dicono Batzella e Ottria – ed è quindi fondamentale che la Regione provveda alla loro stabilizzazione”.

Accorpamento ASL AL – ASO. Le mie riflessioni.

Lunedì 19 marzo in Commissione regionale sanità era prevista la prima discussione riguardante la delibera approvata dalla Giunta nel gennaio scorso inerente l’accorpamento tra ASL AL e ASO. La lunga Commissione ha però rinviato la discussione sul tema, stabilendo solamente la data ultima di presentazione on line dei pareri dei soggetti interessati. Per un atto che deve essere largamente discusso, non si può dire che sia un ottimo debutto. Credo sia pertanto utile pubblicizzare le mie riflessioni sul tema, idee che avrei condiviso con i miei colleghi e che farò alla prima occasione.

L’accorpamento è un atto che deve senza dubbio essere discusso in Consiglio regionale, partendo da alcuni presupposti che dal primo giorno ho fissato come insindacabili: dobbiamo partire dalla considerazione che l’accorpamento non è di per sé in generale la soluzione ideale per il funzionamento della sanità nelle province. È un provvedimento organizzativo che ho condiviso nella mozione propositiva come strumento che dovrebbe sopperire alla perdurante mancanza di integrazione tra le due aziende sanitarie.

La Provincia di Alessandria è un territorio variegato e federato; è una ciambella il cui centro è l’ASO a cui gravitano intorno sei satelliti (l’ASL), con un bassissimo grado di collaborazione e coesione.

Fatta questa doverosa premessa, preciso che il fine ultimo del nostro lavoro è quello di giungere ad un’unificazione virtuosa, prendendosi il tempo necessario all’ascolto e alla discussione; non voglio neppure considerare l’ipotesi che si voglia procedere a continui rinvii per arrivare a fine anno, con l’acqua alla gola, e approvare un brutto accorpamento attraverso un colpo di mano…

A questo proposito, ritengo che si debba partire da un commissario unico per le due aziende, individuando per questa figura un mandato che tenga conto di uno specifico obiettivo: garantire che nei prossimi anni, in particolare nella fase di transizione verso la reale unificazione delle aziende, i servizi offerti ai cittadini non siano ridotti o resi meno accessibili (in particolare per i gruppi più vulnerabili) e la qualità dell’assistenza non peggiori per nessuno dei cittadini del territorio.

Inoltre, un’eventuale accorpamento dovrà porsi obiettivi assolutamente imprescindibili:

a. dovrà favorire l’accesso ai servizi sanitari in tutto il territorio provinciale, semplificando le procedure di prenotazione e di ritiro degli esiti, anche attraverso interventi sui sistemi informativi;

b. dovrà garantire il rispetto dei tempi massimi previsti dalla normativa sulle liste di attesa, favorendo la trasparenza delle agende di tutte le strutture pubbliche e private accreditate, con un monitoraggio continuo dei tempi e la verifica delle attese, intervenendo con forza in caso di grandi differenze tra l’attività istituzionale e quella in intramoenia;

c. dovrà predisporre un percorso di progressiva integrazione delle procedure amministrative e contabili, che prenda avvio già prima della formale unificazione delle aziende: da oggi dunque;

d. la verifica dei percorsi assistenziali offerti ai cittadini dovrà essere costante, in particolare per quanto riguarda le malattie croniche e i bisogni più significativi della popolazione. A tal proposito, si dovranno predisporre percorsi per la progressiva riqualificazione dell’offerta in questi ambiti;

e. sul piano operativo, sarà necessario coinvolgere gli enti locali nelle analisi delle difficoltà della popolazione in merito proprio all’accesso ai servizi sul territorio e a specifici problemi di salute;

f. una continua condivisione delle scelte da adottare con i professionisti e le loro organizzazioni sindacali, anche per aumentare l’efficacia degli interventi posti in essere.

Come si vede, per arrivare ad una integrazione virtuosa, utile e vantaggiosa per i cittadini la strada è lunga e tortuosa. La Giunta, nella sua delibera, non accenna ad alcuno dei paletti che ho illustrato, ma questi, per quanto mi riguarda sono il nocciolo della questione, il confine tra la praticabilità e il fallimento del progetto. È pertanto importante aprire il dibattito a tutti i soggetti interessati; il coinvolgimento deve essere reale e ininterrotto.

 

Walter Ottria
Capogruppo Art.1 – Mdp in Regione Piemonte

psichiatria

Il malato cronico non necessita solo di assistenza ma anche di cure; il malato cronico è curabile!

Questa mattina si è svolto un Consiglio Regionale straordinario incentrato sul tema della psichiatria, argomento molto delicato e da tempo oggetto di dibattito e di contrasto anche nella maggioranza.
Innanzitutto, sono molto soddisfatto della discussione moderata e civile, alla quale ho partecipato esponendo il mio punto di vista sul tema delle residenzialità psichiatriche.

Condivido in tutte le sue parti l’Ordine del Giorno del collega Appiano, votato ed approvato nel corso della seduta, che impegna la Giunta a ritoccare e migliorare la DGR 29 che si poneva l’obiettivo di perfezionare l’accreditamento delle strutture utilizzando un metodo oggettivo, basato però su un modello ad oggi risultato troppo rigido.
Se questo rigore è nella natura dei modelli, quando la politica ne adotta uno deve farsi carico, attraverso l’ascolto delle parti in causa e la maggior condivisione possibile, di renderlo più rispondente alle necessità e alle situazioni esistenti. Se questo è il compito della politica in tutti i campi, lo deve essere soprattutto nell’ambito sanitario e, nello specifico, in quello psichiatrico, settore delicato, ampio e complesso.

L’ODG presentato include molte delle perplessità emerse all’interno del Consiglio: l’accreditamento delle strutture, il contenimento dei costi per le famiglie in difficoltà economiche e la qualifica professionale degli operatori.
Auspico che venga promossa una deroga in merito alla qualifica degli operatori. Vi sono professionalità ed esperienze che rischiano di perdere il lavoro a causa dell’attuale richiesta di titoli di studio, un tempo non necessari.

Il testo votato pone poi l’accento su un tema che ritengo basilare: il malato cronico non necessita solo di assistenza ma anche di cure; il malato cronico è curabile!
È perciò necessario che la DGR 29 sia integrata con gli elementi del nostro Odg. In particolare – un’ultima osservazione – la nostra attenzione deve spostarsi sul tema della domiciliarità; non tutti i pazienti necessitano di ricovero ma tutti meritano lo stesso livello di cure. È un percorso non facile ma lo strumento che abbiamo individuato, quello dei tavoli di monitoraggio, è sicuramente un importante punto di partenza.

Walter Ottria
Capogruppo Art.1 – Mdp in Regione Piemonte

Una diversa strada: di sinistra, radicale, giusta e inclusiva.

Il voto di questo fine settimana ci consegna un quadro politico devastante per tutto il campo del centro-sinistra. Non occorrono analisi approfondite per capire che i ballottaggi sono un’ulteriore tappa negativa di un percorso iniziato nel 2015, dopo l’illusorio 40% delle europee dell’anno precedente.

È altrettanto evidente che questa sequenza negativa abbia un preciso e principale responsabile in Renzi, sia per le politiche che ha perseguito sia per il modo con cui l’ha fatto. Per brevità e scarsa originalità, sintetizzo il concetto in “Renzi e il renzismo”.
Non c’è bisogno di scomodare giornalisti dalla lingua tagliente per evidenziare la sequenza di batoste elettorali prese dalla magnifica macchina da guerra renziana; né per confutare quell’incredibile leggenda, alimentata anche da molta stampa, secondo la quale, solo applicando politiche liberiste e abbandonando perciò i propri principi storici, le forze riformiste di questo paese potessero raggiungere brillanti risultati elettorali, intercettando consensi tra i mitologici moderati (anche) di destra.La dura realtà ci restituisce un quadro di facile interpretazione: un elettore di destra preferirà sempre quella autentica, nonostante gli sforzi di parte del centro-sinistra per accreditarsi verso di lui.

Ed è di fronte alla crisi di proposta politica del PD-R che alcuni hanno progettato nei mesi scorsi la creazione di luoghi alternativi in cui convogliare le loro energie e a cui dedicare il proprio tempo. E lo abbiamo fatto, lo ammetto, con ritardo. E consapevoli delle difficoltà che la costruzione di un progetto nuovo comporta; la sintesi di idee diverse è sempre complicata, ricomporre percorsi interrotti negli anni lo è anche di più.
Queste difficoltà, congiunte all’affezione per un partito – quello democratico – che abbiamo contribuito a costruire e a cui abbiamo voluto bene, hanno concorso a rallentare la nostra decisione; resa nei fatti non più rimandabile dopo il 4 dicembre.

Walter Ottria, capogruppo Art.1-Mdp in regione Piemonte

Alle recenti amministrative abbiamo dovuto presentarci ai nostri elettori quasi dappertutto attraverso un’alleanza con il Pd, costruendo in fretta liste di sinistra – talvolta anche qualitativamente molto buone – in appoggio a candidati democratici.

Ebbene, seppur con rare eccezioni, questa esperienza è andata molto male; credo che ci siamo ostacolati l’un con l’altro. La deriva renziana non ha giovato alla nostra crescita e abbiamo fallito l’obiettivo di proporre ricette alternative a quelle del Partito Di Renzi. Potevamo non presentarci agli elettori forse, o costruire candidature autonome. Ma non ce n’è stato il tempo e a me non piace ragionare con i se e con i ma. Rimane però sul tavolo la differenza di prospettive tra noi e l’attuale PD.

Al netto delle meravigliose persone che si sono candidate nelle nostre liste – compagne e compagni che ringrazio davvero tanto, consapevole che ciò non basti a colmare la loro delusione per la generosità e l’impegno che ci hanno messo nel cercare consensi in una così difficile situazione – il nostro errore è stato sottovalutare il grado di penetrazione tra i cittadini italiani dell’odio verso un’intera classe dirigente. L’esistenza di forti gruppi di potere interni, atteggiamenti superficiali e autoreferenzialità, vecchi riti che non parlano più a nessuno, mancanza di percorsi autenticamente condivisi e democratici, selezione verso il basso della classe dirigente, sono solo alcune delle percezioni che, uscite dai Palazzi e dalle nostre sedi sempre più vuote, arrivano senza mediazione alla singola persona a cui stiamo, serenamente, antipatici. Lo dico da molto tempo, lo ha sostenuto recentemente un Senatore della Repubblica, lo ribadisco: ci odiano in tanti!Se poi spostiamo lo sguardo verso le tematiche su cui un partito e la sua classe dirigente dovrebbero essere valutati, le cose non migliorano di certo. Il centro sinistra a trazione Pd ha fallito riforme importanti sui temi più cari ai cittadini: il lavoro, la giustizia sociale, la sanità e l’ambiente. Su tutti questi temi, sia a livello nazionale che locale, chi si è permesso, e chi si permette ancora, di proporre alternative al pensiero unico renziano viene bollato, nella migliore delle ipotesi, quale “amico dei 5 stelle”.

L’obiettivo che mi ha spinto ad esplicitare il mio pensiero è da un lato la critica per quello che è stato, dall’altro un monito per quel che sarà. Chi ha scelto di allontanarsi dal PDR lo ha fatto a causa dell’insofferenza verso gli atteggiamenti e per la netta contrarietà verso le politiche nazionali e locali di quel partito; per questi motivi è complicato pensare di poter ancora condividere uno schema di alleanze o collaborazioni con quel soggetto politico che si ostina a riproporre ai cittadini politiche da terza via. Ritengo che quel tempo sia passato.

Ma fuori, la sfida è più difficile e ciò che dobbiamo perseguire è la costruzione di un luogo accogliente e non di fredda sommatoria dei soggetti esistenti. Una scelta, quest’ultima, che non ha alcuna possibilità di vittoria e che, poggiando su soggetti con orizzonti simili ma che tendono a caratterizzarsi nelle sfumature, complessa ed energivora.

Abbiamo bisogno invece di qualcosa di più profondo, che sappia penetrare nei settori della società in cui siamo minoranza culturale e là dove metà dei cittadini si dichiarano schifati dalla politica. La nostra prima sfida è quella di contribuire a ribaltare il trend dell’astensionismo. Una società in cui la maggior parte dei cittadini non vota è una società che esclude; una società che esclude non è una comunità; e il nostro Paese ha bisogno di ridiventarlo.
Occorrono poi grandi proposte collettive, grandi battaglie culturali radicali sui temi cruciali che fanno parte del nostro DNA e che i cittadini hanno atteso inutilmente da noi negli ultimi anni. Lavoriamo su proposte concrete, di governo e non di testimonianza: investimenti sul lavoro, giustizia sociale, difesa dell’ambiente. Proponiamole ai nostri possibili compagni di viaggio senza preclusioni di sorta: con le persone che militano in SI, in Possibile, con i cittadini che riconoscono a Pisapia un ruolo di leadership e con chi, anche all’interno del Pd, ha un’idea di società diversa da quella di Renzi. Chi ci sta ci sta! Evitiamo come la peste ogni presunzione di superiorità verso chiunque e non rispolveriamo vecchie nostalgiche di esperienze passate che hanno fatto il loro tempo.

Walter Ottria
capogruppo Art.1 – Mdp in Regione Piemonte

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